15lug

In Europa si parla di agricoltura, energia e giovani imprenditori

Il futuro dei mercati è quello dell’innovazione, ormai è chiaro, e le imprese giovani con idee creative guardano al passato come a un peso di cui liberarsi. Quel che occorre capire però è quali siano le reali opportunità per le nuove imprese, come svilupparle e con che soldi, e questo in ogni campo, dal business ai settori più ‘tradizionali’, come quello agricolo.

 

Nella sessione plenaria del 3 e 4 luglio, a Bruxelles, il Comitato delle Regioni della Commissione Europea ha discusso proprio di questo, toccando temi quali l’energia, l’agricoltura e i giovani imprenditori, dichiarandosi a favore di una politica agricola comune decentralizzata e di un investimento importante per le reti di distribuzione energetica europee.

 

In materia di politica agricola comune, o Pac, all’interno del piano 2014-2020, il CdR ha contribuito all’elaborazione della riforma concentrandosi su due obiettivi chiave: sostenere l’agricoltura come motore per la creazione di impiego e crescita, e implementare una nuova politica agricola europea di tipo decentralizzato, che attribuisca un ruolo di maggior rilievo alle regioni e ai poteri locali. Il risultato?

 

Nei prossimi 6 anni all’Italia verranno destinati qualcosa come 52 miliardi di euro, corrispondenti a 7,4 miliardi di euro l’anno, di cui 3,8 provenienti dai pagamenti diretti, 0,6 dalle organizzazioni comuni di mercato di vino e ortofrutta e 3 dallo sviluppo agricolo.

 

L’accordo guarda anche e molto agli under 40, e molte delle risorse messe a disposizione potrebbero interessare proprio loro, le nuove generazioni agricole. Dalle prime indiscrezioni, si sarebbe deciso che gli Stati membri prevedano obbligatoriamente un pagamento supplementare per i giovani agricoltori rispetto a quello di base, utilizzando sino al 2% del massimale finanziario per i pagamenti diretti a disposizione dello Stato membro. È la prima volta che la Pac dedica un’attenzione particolare ai giovani agricoltori, e il passo sembra andare nella giusta direzione.

 

Parlando invece di energia, il CdR ha presentato le autorità locali e regionali di ogni singolo Paese membro come la chiave fondamentale per il funzionamento e lo sviluppo del mercato europeo, in un’ottica più efficiente, competitiva e flessibile. Proprio per questo, nel corso del dibattito, è stata posta l’attenzione sull’importanza delle nuove imprese del settore energetico e sulla tutela dei consumatori.

 

In Europa, i progetti che interessano le smart grid sono ad oggi 219, di cui quasi il 90% si trova nella cosiddetta ‘vecchia’ UE, i progetti presenti nei 12 paesi membri entrati per ultimi nell’Unione continuano a risultare marginali.

 

Il budget complessivo è di circa 5 miliardi di euro, e l’Italia, nonostante uno scarso 5,5% di presenza in questo settore, figura come il Paese che tra i 27 ha compiuto i passi più importanti, con oltre 2 miliardi di euro di finanziamenti.

 

Il CdR è perfettamente in linea con gli obiettivi europei: le smart grid sono il futuro.Tra le loro finalità, infatti, c’è anche quella di permettere agli utenti di ottenere in modo semplice e in tempo reale informazioni utili sui propri consumi di energia e su come ridurre la propria bolletta, con sistemi automatici di controllo a distanza. Il problema adesso è come al solito quello della comunicazione; il panorama attuale vede da un lato gli operatori, che gestiscono le reti e sanno sfruttare le potenzialità delle tecnologie smart, e dall’altro consumatori e istituzioni, che non dispongono delle competenze adeguate. Insomma, la sfida è aperta. Le potenzialità d’impresa sono lì che aspettano, e l’Europa sembra non edere l’ora che i giovani si facciano avanti e approfittino dei nuovi business.

 

Leggi anche: