20ago

Investimenti esteri, destinazione Italia

Gli investitori esteri non sono abituati a investire in Italia; fisco, tempi giudiziari, una pubblica amministrazione–diciamo–confusa e troppe politiche–diciamo–inadeguate, non aiutano. Risultato? Scarso. Il nostro Paese non convince, e negli ultimi anni, dal 2007 al 2012, gli investimenti esteri in Italia sono passati da 34 miliardi di euro a meno di 10. Certo, non è un problema solo italiano. Nel 2012, nel mondo, gli investimenti diretti esteri sono calati del 18%, e gli investimenti realizzati dai soggetti residenti nei paesi sviluppati hanno sofferto di una contrazione del 23%. Quindi? Capitolo chiuso? Non proprio, qualcuno ci crede ancora, a cominciare dalla Lombardia.

 

Invest in Lombardy è una piattaforma regionale di servizi dedicati ad attrarre investimenti esteri che promuove un’offerta di business sul territorio regionale e assiste potenziali investitori.

 

Il progetto–promosso da Promos, azienda della Camera di Commercio di Milano per l’internazionalizzazione–mette a disposizione degli imprenditori esteri spazi e risorse, e, negli ultimi 12 mesi, ha presentato opportunità di investimento ad oltre 5.000 imprese estere. Dalla Lombardia passa oltre il 70% dei capitali stranieri diretti nel nostro Paese e sul suo territorio sono presenti qualcosa come 4.100 imprese italiane a partecipazione estera, con un totale di oltre 400.000 dipendenti. Tra le prime 100 multinazionali presenti nel nostro Paese, come sede italiana, 92 hanno scelto proprio la Lombardia, riconoscendone il ruolo di hub strategico per gli investimenti, l’espansione e la proiezione commerciale. Risultato? Nonostante l’anno negativo, nel mondo, Lombardia e Milano portano a casa le performance migliori. 

 

Ma nel resto d’Italia? Nel 2008 Ceipiemonte ha creato diversi contratti di insediamento, facilitando gli accordi tra ente e investitore per agevolare costi e spese di attività estere con un contributo a fondo perduto. Dal 2007 al 2012 ha erogato più di 28,1 milioni di euro per investimenti diretti ammissibili di quasi 290 milioni. In parole povere, ha portato a casa 19 progetti di investimento tra 15 aziende e 4 progetti di ricerca. Un altro esempio? Il Trentino, dove Trentino Sviluppo, l’agenzia creata dalla Provincia autonoma di Trento nata per favorire lo sviluppo del territorio locale, nel solo 2012, ha visto nascere 8 nuovi incubatori, 7 start-up innovative, un polo della meccatronica e 50.000 metri quadrati di immobili oggetto di leaseback e riconversione a funzioni produttive.

 

Insomma, qualcosa si muove, il problema adesso è la distribuzione territoriale. In Sicilia e Calabria l’internazionalizzazione è in capo agli assessorati alle attività produttive, ma gli uffici, troppo spesso, non accompagnano le imprese estere nei diversi processi. Nel resto del Sud la situazione non è tanto diverse. Non a caso, delle circa 8.500 imprese a partecipazione estera presenti in Italia agli inizi del 2012, la metà si trovano in Lombardia, 754 in Lazio, 698 in Veneto, 692 in Piemonte e appena 132 in Sicilia, 102 in Campania, 68 in Puglia, 31 in Sardegna e 22 in Calabria. È un problema, e sarebbe ora di distribuire risorse e investimenti.

 

In sede centrale ci si sta pensando, ed entro settembre dovrebbe prendere corpo il piano “Destinazione Italia”, una squadra speciale voluta dal Primo Ministro Letta per presentare un dossier sugli ostacoli da rimuovere e cosa incentivare per attrarre investitori esteri.

 

Da lì, l’idea sarebbe quella di varare un pacchetto normativo sul tema per attivare uffici operativi nelle regioni dove mancano. Staremo a vedere.

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