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Oltre all’idea c’è di più: start-up, arriva 3040

Il 2013 è stato l’anno delle start-up. Registro imprese, decreti, legge di stabilità, agevolazioni e incentivi fiscali, ‘Start-up Visa’, italiani e stranieri, il 2013 ha visto la politica, e le strategie politiche, incoraggiare il settore delle novità. Bello no? Sì, ma fino a un certo punto, perché alle note positive, periodicamente, si sono alternate quelle positive ma-non-tanto, una su tutte, quella web tax di cui si è tanto detto, rivolta, soprattutto, alle grandi aziende come Google e Amazon.

 

Perché parliamo di grandi aziende? Perché al di là della concorrenza, le grandi aziende, offrono opportunità. Prendi un’azienda, una grande, e consentile di diventare promotrice di tante piccole start-up. Cosa ottieni? Un legame (potenziale) di business. Questa, più o meno, è alla base dell’incubatore milanese 3040, una realtà particolare, un’associazione non-profit senza quote di partecipazione nelle aziende incubate.

 

3040 è attiva da poco più di un anno, ma nonostante questo vanta un bacino di contatti eccellenti. “In questo modo i grandi gruppi o le grandi industrie hanno a disposizione energie per innovare o creare nuovi prodotti e in cambio mettono a disposizione dei giovani imprenditori tutta l’esperienza e i contatti che hanno maturato, per consentire loro di crescere e avviare la propria attività”, spiega uno dei co-fondatori, Giuseppe Guglielmino.

 

“L’abbiamo chiamata così perché questa [30-40] è l’età media della generazione che ha voglia di mettersi in gioco, creando un ponte tra imprese tradizionali e start-up.”

 

3040, tra i suoi obiettivi, vuole creare una sorta di mutuo soccorso innovativo tra aziende consolidate e giovani imprenditori. Qualcosa che, in potenza, può fornire delle solide basi nelle start-up alle prime armi, soprattutto in previsione di affari futuri.

 

Ma come funziona? Facile, e immediato: attraverso la creazione di un evento. L’ultimo è stato Re-Fashion, dedicato alla rigenerazione delle idee di business nel settore moda, occasione che ha permesso a Riccardo Capuzzo e Patrick Abbattista di presentare il progetto Design42Day a imprenditori del calibro di Brunello Cucinelli. 3040 non prevede (per ora) alcun tipo di finanziamento, ma offre esperienze e contatti.

 

L’idea, al momento, è autofinanziata. La speranza è che dopo il bell’esempio di Re-Fashion, business angels e fondi di venture capital si facciano avanti e decidano di investire nel progetto.

 

Di start-up in Italia ne nascono un centinaio al mese.  Il report Infocamere datato 13 gennaio 2014 ne conta 1.525. A inizio dicembre erano poco meno di 1400, a settembre 2013 erano intorno ai 1100.

 

Certo, rispetto all’universo impresa in Italia, sono un un fenomeno minoritario, eppure è proprio attraverso questi neo-imprenditori che il Paese può ripartire. È ancora presto per disegnare una mappa dell’innovazione imprenditoriale italiana. E forse non tutti i giovani sanno quanto possa valere sul mercato un’idea. Nel 2015, poche settimane prima dell’Expo, Milano ospiterà il più importante movimento globale di startupper, il Global Entrepreneurship Congress. Facciamoci avanti.

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